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Asmundo di Gisira

identificazione: asmundo di gisira
sito: catania
tipologia: hotel
committente: privato
superficie: 400 mq
progettisti: valentina giampiccolo_giuseppe minaldi
collaboratori: marco scebba, consuelo rosso, nunzio andrea zago, elisa gulino
cronologia: settembre 2013_febbraio 2017
foto: filippo bamberghi
La Residenza Asmundo di Gisira si trova all’interno di un palazzo del settecento posto in uno dei quattro cantoni di piazza Mazzini, splendido quadrilatero con portici a pochi passi dal Duomo della città di Catania.
La residenza si sviluppa su una superfice di circa 400 mq, attorno ad una piccola corte centrale del palazzo. I balconi e il terrazzo si affacciano rispettivamente sul folcloristico mercato ortofrutticolo e sulla piazza.
Il progetto riguarda la riqualificazione e trasformazione di un’abitazione nobiliare in una struttura ricettiva, ispirata a miti e leggende della città di Catania, descritti attraverso una commistione di architettura, design e memoria che fa immergere l’ospite in un’autentica esperienza.
L’approccio progettuale è volto a ripristinare l’originale impianto planimetrico, liberandolo dalle successive partizioni interne e adattandolo alle nuove funzionalità ed esigenze. I decori delle antiche cornici di legno degli infissi sono stati recuperati con un intervento di tipo conservativo, così come gli stucchi e gli affreschi sulle volte.
I nuovi pavimenti sono in legno nero: piccoli listelli montati a lisca di pesce che richiamano il nero della pietra lavica. Fa eccezione soltanto la corte centrale, in cui sono stati reimpiegati antichi mattoni in cemento decorato dei primi del ‘900, ritrovati negli ammezzati del palazzo.
Gli stessi mattoni sono stati impiegati anche a parete come rivestimento di alcuni bagni delle camere.


Tutte le aree comuni della residenza sono ispirate a Billonia, giovane e bella fioraia che a fine ottocento si aggirava tra la villa Bellini e il Teatro distribuendo fiori e buon umore. All’ingresso un dipinto dell’artista catanese Sergio Fiorentino interpreta le sembianze della giovane fioraia. Di fronte all’ingresso si apre la reception; qui un volume ribassato rispetto al soffitto disimpegna l’ingresso da una delle sei camere. Interamente rivestito di specchi antichizzati, rappresenta la fontana della villa, dalla quale fa capolino un fenicottero alto più di quattro metri, scultura dell’artista palermitano Domenico Pellegrino.
Il desk e la libreria anni ‘50 accolgono l’ospite in una reception informale, che introduce da un lato al grande salone e al bar e dall’altro al cortile interno.
Il salone, adibito a sala colazione, presenta stucchi originali a soffitto e autentiche cornici riccamente decorate negli infissi. Sulle pareti un’opera dell’artista svedese Daniel Egneus, ispirata alla leggenda e ai suoi luoghi e stampata su carta, avvolge il visitatore a 360 gradi.
Il salone introduce alla sala del bar ed entrambi si affacciano su un’ampia terrazza su piazza Mazzini.
Nel bar l’opera dell’artista palermitana Rossana Taormina si espande tridimensionalmente e racconta la memoria del luogo: l’immagine in bianco e nero di un uomo seduto al tavolo è cucita a un collage di luoghi geografici, il tutto fluttuante su di un fondale pittorico verde stampato su carta.
Il cortile centrale è coperto con un grande lucernaio, il quale garantisce un notevole apporto di luce e il collegamento al coperto con le stanze; tutte le parti in pietra sono state restaurate e l’intonaco colore della pietra lavica, tipico dei prospetti esterni, riveste le pareti.

Le sei camere sono distribuite attorno alla corte.
Qui prendono forma le antiche leggende di Proserpina, Uzeta, Colapesce, Aci e Galatea, Eliodoro e un omaggio a Sant’ Agata, Santa patrona veneratissima della città di Catania.

Proserpina è la dea che proteggeva il lavoro dei campi, faceva maturare i frutti e biondeggiare il grano, ricopriva la terra di fiori e di erbe.
Una grande serra, simbolo di fertilità, delimita lo spazio dedicato al letto. L’elemento, che invade longitudinalmente lo spazio, è protagonista della scena, lasciando isolati i pochi arredi che completano la camera, sotto i decori della volta, dei primi del ‘900, assimilabili alla leggenda.
Le maioliche del bagno sono realizzate a mano dal ceramista calatino Alessandro Iudici, su disegno ispirato a una costellazione legata alla fertilità dei campi.

Agatha è il nome della Santa per antonomasia dei catanesi. La sua invocazione da parte dei devoti dà luogo ad avvenimenti miracolosi nei momenti di maggiore pericolo.
Entrando ci si trova davanti ad una scena evocativa, dove il letto a baldacchino raffigurante il velo miracoloso della Santa è sospeso tra il tappeto rosso e la luminaria a soffitto. A chiudere la scena, collegando il soffitto al pavimento, due tende di garza bianca raccolgono ai lati del letto una folla di devoti al grido di “viva Sant’Agata”.
Il bagno tutto dorato custodisce il tesoro della Santa e la porta di ferro traforato che lo separa dall’antibagno rappresenta i cancelli costruiti dopo il rapimento delle reliquie.

Nella camera dedicata a Uzeta, valoroso cavaliere che sconfisse i giganti ursini, da cui deriva il nome del vicino castello, la testiera del letto è ispirata alle armature e ottenuta dalla sovrapposizione di fasce in cuoio sagomate e borchiate. Il piede UP-7 di Gaetano Pesce e il coccodrillo in ceramica raccontano il duello e la sconfitta dei giganti. L’ambientazione è molto austera come la grande inferriata a vetri che separa l’antibagno dal bagno.

Ispirata alla versione catanese della leggenda di Colapesce, la camera successiva si focalizza su una scena: una grande scatola internamente rivestita in tessuto stampato rappresenta gli abissi in cui il giovane era solito immergersi alla scoperta di tesori. Per volere del sovrano, Colapesce consegnò la prova tangibile che sotto le acque del mare vi fosse il fuoco che alimenta il vulcano Etna sacrificando la sua vita: egli si tuffò in mare, senza fare mai più ritorno, ma con un ceppo di legno che ritornò a galla bruciato a dimostrazione della sua veridicità del suo racconto; due ceppi di cipresso fungono da comodini del letto e la loro essenza profuma naturalmente la stanza. Due tende di velluto rosso fanno da sipario alla scena. Interamente azzurro il bagno con il reimpiego a parete delle cementine recuperate. La lampada “pistillo” è qui colorata in rosso ed emerge dalla parete come un anemone di mare.

La leggenda successiva narra del grande amore che univa Aci, figlio del dio Pan, a Galatea, bellissima ninfa del mare. L’amore tra i due giovani accese la gelosia del gigante Polifemo il quale dopo il rifiuto di Galatea scagliò sul corpo di Aci un gigantesco masso che lo schiacciò. Alla vista del suo amore, Galatea gli si gettò addosso piangendo tutte le lacrime che aveva in corpo. Il pianto senza fine destò la compassione degli dei che vollero attenuare il suo tormento trasformando Aci in un fiume che scende dall’Etna e sfocia nel tratto di spiaggia dove solevano incontrarsi i due amanti.
Al centro della camera sono posti i due letti che rappresentano i due amanti, uniti da una testiera realizzata con tessuti intrecciati a una struttura metallica. Sopra i due amanti, l’occhio del gigante Polifemo è rappresentato dal grande specchio Gallotti e Radice montato a soffitto. Una porta scorrevole stampata, raffigurante uno stralcio delle Ninfe di Dante Gabriele Rossetti, sparisce dietro una quinta a tutta altezza di specchi sfaccettati che simboleggiano la trasformazione di Aci in fiume.
Elemento di sorpresa della camera è un piccolo oggetto interattivo progettato sfruttando una bucatura preesistente, allo scopo di restituire al fruitore la vista e l’udito degli esterni: un periscopio per sbirciare e una tromba acustica per ascoltare, come Polifemo con i due amanti.

Quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante, al quale i catanesi, in segno di ringraziamento, eressero una statua da loro chiamata con il nome popolare di liotru. Il Liotru deve il suo appellativo alla storpiatura del nome Eliodoro. Questo personaggio è legato all’elefante perché una leggenda narrava che fu lui il suo scultore e che addirittura fosse solito cavalcarlo per spostarsi da Catania a Costantinopoli.
La parete del letto è rivestita di maioliche di Alessandro Iudici che riproducono la pelle dell’elefante.
I comodini realizzati su disegno rimandano alle zanne dell’animale.
Dal soffitto bianco decorato a stucchi, scende il corpo illuminante a sospensione Sputnik: una sfera cromata con lenti convesse che filtrano la luce rimandandola su tutte le pareti. Un occhio magico che simboleggia la presenza del mago Eliodoro.
Un’installazione di specchi retrattili sulla parete del lavabo, alta più di quattro metri, rafforza il concetto di magia e controllo. La sedia Sormani simboleggia l’obelisco di piazza Duomo e il trono di Eliodoro.